24 ore a Nova Gorica … e dintorni

 

24 ORE A NOVA GORICA E DINTORNI

Gli sloveni chiamano Nova Gorica la “città giardino”, per via dei suoi tanti parchi e aiuole. In realtà tutta la regione è una roccaforte della natura
foto di Alex Štokelj, Invida d.o.o. www.slovenia.info

Per me le frontiere sono luoghi magici, dal fascino irresistibile. In loro trovo “il carattere meraviglioso del Far West, senza pregiudizi”, per dirla con le parole del poeta Pablo Neruda. Ecco perché appena ho saputo di dover andare a Udine per un incontro di lavoro, ho subito proposto al mio compagno (che lavora da casa) di andarci insieme e di concederci poi un weekend a Nova Gorica, subito dopo il confine. Lui ha accettato: non era mai stato nella città slovena, ma un suo amico ungherese gliene avevano parlato con entusiasmo. E del resto il mio compagno, come me, ama viaggiare, e scoprire luoghi poco battuti dal turismo di massa.

Gli sloveni chiamano Nova Gorica la “città giardino”, per via dei suoi tanti parchi e aiuole. In realtà tutta la regione è una roccaforte della natura: ancor prima di arrivare a Nova Gorica il verde inizia a prevalere sul grigio dell’asfalto, e si ha la sensazione di essere tornati indietro nel tempo, quando la cementificazione non imperversava. Noi, per esempio, attraverso i finestrini dell’auto scorgevamo delle belle villette dal romantico fascino novecentesco, nascoste tra faggi, lecci, siepi e persino palme.

foto di Alen Kosmač, Sidarta www.slovenia.info

L’ultimo pezzo di strada dalla parte italiana è delizioso. Si percorre via San Gabriele, un bel viale alberato, e dopo aver passato la vecchia frontiera in disuso (viva l’Unione Europea, altro che euroscetticismo!), ecco il cartello giallo che annuncia “Nova Gorica”. E dalla parte slovena il verde non solo continua, ma addirittura aumenta: è proprio vero, la Slovenia è il “cuore verde” d’Europa. Non a caso Lubiana, capitale del piccolo paese mitteleuropeo, l’anno scorso è stata proclamata European Green Capital.

A quel punto ci siamo diretti verso nord, prendendo Kolodvorska pot per raggiungere la stazione dei treni: volevamo parcheggiare e fare un giro a piedi da lì, ma soprattutto io volevo vedere l’edificio della stazione, di cui avevo sentito parlare. Dopo qualche minuto di viale alberato, fiancheggiato da alti ippocastani, ecco sulla destra l’imponente edificio in stile tardo-ottocentesco. In effetti è una vera bellezza, curatissimo e dipinto in un accattivante color crema.

foto di Luigi Rosa CC

Ci siamo seduti a pochi metri dall’entrata, ai tavolini esterni del bar, ed eccolo, il fascino delle zone di frontiera per cui vado pazza! Immersi nell’atmosfera sospesa di quel (non)luogo, ci siamo goduti le nostre birre nel tepore silenzioso della tarda mattinata, assaporando quella sensazione di dolce straniamento mitteleuropeo che si può trovare anche sul Brennero, o sul lago di Costanza. In effetti la stazione fu inaugurata nel 1906, quando sia il Friuli-Venezia Giulia che la Slovenia appartenevano ancora all’Impero austroungarico, e da lì ci si poteva inoltrare nel cuore mitteleuropeo del continente, verso grandi città come Vienna, Praga e Budapest, o prendere la volta di Trieste e degli spazi aperti del Mediterraneo.

Come in tutti i luoghi di passaggio, a Nova Gorica si respira un’aria placida e sfuggente allo stesso tempo, come se il peso di un secolo di storia si fosse dissolto, lasciando il posto alla consapevolezza di non avere un destino segnato. Al posto della frontiera, la libertà di viaggiare, lavorare, sognare e scegliere. In ogni caso, Nova Gorica è davvero una “città giardino”, basta fare due passi per capirlo: le vie sono circondate da aiuole, praticelli, grandi alberi e piccoli parchi. Erjavčeva ulica, una delle vie principali, ne è un esempio, ed è percorsa anche da un’ottima pista ciclabile (gli sloveni sono piuttosto sportivi. in effetti).

C’è il Mestni park, in fondo a Erjavčeva ulica: uno stupendo parco che sorge nel cuore della città, su quelle che un tempo erano delle cave di argilla. E poi, nel giardino del monastero di Kostanjevica, crescono alcuni degli ultimi esemplari di rose di Borbone d’Europa, ormai quasi del tutto estinte… nella stagione di fioritura dev’essere straordinario! Piccolo inciso: non è del tutto casuale che le rose si trovino proprio lì; infatti il monastero custodisce le spoglie degli ultimi discendenti della casa reale francese (i Borbone, appunto)!

foto di Viator Slovenicus CC

Costruito nel XVII secolo, il monastero sorge sulla collina di Kostanjevica, al limite del grande bosco Panovec (un’oasi per jogger e amanti della natura), e da lassù si può godere di una splendida vista della città. Ancora oggi la biblioteca del monastero custodisce oltre 10mila volumi in diverse lingue, di cui il più antico risale al 1476.

Dal monastero ci siamo diretti al castello di Kromberk, un’altra meta obbligata, dato che io adoro visitare i castelli ovunque vada! Anche questo castello è immerso nel verde, tra dolci colline ricoperti di alberi e vigneti, circondato da un bel parco con aiuole stracurate, cipressi e altri alberi. L’atmosfera era a metà strada tra il romantico e il malinconico… bellissima!

foto di Boris Pretnar www.slovenia.info

Ormai il sole stava calando, ma c’era ancora molto che volevamo vedere. Così abbiamo deciso di pernottare in un albergo davvero carino con vista sull’Isonzo, il fiume color smeraldo, e sul ponte ferroviario di Solkan, che in Europa detiene il record per l’arcata di pietra più lunga. La mattina dopo abbiamo fatto un’abbondante colazione, con caffè e deliziose fette di torta, e siamo partiti alla scoperta dei dintorni. Nova Gorica infatti è alle porte del Goriška Brda, il “Collio sloveno”, una zona di colline sinuose ricca di vigneti. Qui fanno ottimi vini bianchi, soprattutto secchi (i miei preferiti), ma si producono anche dei buoni merlot e cabernet sauvignon. Il paesaggio è meraviglioso, costellato da tanti pittoreschi borghi che viene voglia di vedere uno per uno.

Noi ci siamo fermati a Dobrovo, un paesino di poche centinaia di anime su una piccola altura, coltivata anch’essa a vigneti. Dopo aver gironzolato un po’ siamo andati a visitare il castello, un bell’edificio rinascimentale a pianta quadrata con quattro torri. Risale al XVII secolo ed è opera della famiglia Colloredo, importante casata di nobili friulani citata pure nei Promessi Sposi! C’è parecchio da vedere, ad esempio la cappella dedicata a Sant’Antonio da Padova in una delle due torri, dove si possono ammirare anche degli interessanti affreschi gotici. Da lì c’è una vista meravigliosa, con le colline ricoperte di vigneti e cipressi!

foto di ZTKMŠ Brda archive www.slovenia.info

Invece, scendendo al primo piano, il mio compagno ha indugiato un po’ nel Salone dei cavalieri, guardando assorto gli stemmi delle famiglie nobili che si sono susseguite nel maniero: Colloredo, Catterini-Erzberg, Montecuccoli, Baguer… Ma il castello non è solo un tesoro traboccante di cultura: vanta anche un ristorante dove il piatto forte è la tartare di manzo, che viene preparata sul momento al tavolo, e una cantina molto ben fornita, dove si possono degustare gli ottimi vini della zona.

Bello il castello, bellissimo Kanal, a mezz’ora da Dobrovo. La strada è piacevole e incrocia spesso l’Isonzo, un fiume così maestoso da affascinare anche scrittori e poeti come Hemingway e Ungaretti. E Kanal è un luogo davvero senza tempo… per secoli è stato punto di confine tra il mondo germanico e quello italiano, ed esso stesso si trova proprio a cavallo dell’Isonzo, che si può attraversare grazie a un suggestivo ponte di pietra. Come in ogni piccolo paese l’atmosfera è agrodolce: da una parte c’è la placidità del luogo, che in primavera ed estate è ancora più delizioso, dall’altra la voglia di novità ed evasione, specie tra i più giovani. Ma tutto il verde che lo circonda è talmente bello che chi viene dalla città non può che restarne incantato. Al mio compagno è venuta voglia di trasferirsi qui!

foto di Alan Kosmač, Sidarta d.o.o. www.slovenia.info

Non lontano c’è Tolmin, una cittadina che si trova proprio al centro della valle dell’Isonzo, e dove sono stati addirittura ritrovati i resti di alcuni insediamenti dell’età del Bronzo! Abitata sin dalla notte dei tempi, Tolmin ha visto passare illirici e romani, veneziani e austro-ungarici: e infatti qui il fiume sembra sussurrare “Sic transit gloria mundi!”. Nei paraggi si trovano pure le celebri gole di Tolmin, scavate nel corso di migliaia di anni dalle acque cristalline dei torrenti che passano da lì. In inverno però non sono visitabili, e così abbiamo deciso di tornare in estate! In compenso, ci siamo regalati un’ottima cenetta a Nova Gorica, e una puntatina al casinò. La mattina dopo, ahimè, siamo tornati in Italia… così è la vita. Per fortuna Nova Gorica è così vicina.

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