I CAPOLAVORI DI PALAZZO LOBKOWICZ

È una città magica, Praga. Misteriosa e incantatrice, inafferrabile.

Angelo Maria Ripellino, nel suo “Praga magica”, diceva: «se cerco un’altra parola per dire arcano, trovo soltanto la parola Praga. È torbida e malinconiosa come una cometa, come un’impressione di fuoco la sua bellezza, e serpentina ed obliqua come nelle anamorfosi dei manieristi, con un alone di lugubrità e di sfacelo, con una smorfia di eterna disillusione». Questa città eccezionale, che Rodolfo II d’Asburgo volle come sontuosa capitale dell’Impero al posto della più provinciale Vienna, è un prisma dalle mille facce, o un caleidoscopio infinito, che continua a sorprendere. Gemma di questa metropoli fiabesca, proteiforme come il suo passato di glorie e disfatte, è il Palazzo Lobkowicz (Lobkowiczký palác), tappa obbligata per ogni viaggiatore.

Maestoso edificio del XVI secolo, gloria del Castello di Praga, il Palazzo custodisce ogni genere di tesoro. Ad esempio, i capolavori di Maestri dell’arte occidentale come Canaletto, Bruegel il Vecchio, Velázquez (ne parleremo in un prossimo post). O strumenti musicali dal valore inestimabile, come una chitarra barocca del XVII secolo; raffinatissima, di probabile fattura italiana, questa chitarra è di autore ignoto, anche se sul dorso dello strumento qualcuno ha lasciato le iniziali, “M. G.”: l’artigiano che realizzò lo strumento, o invece il suo fortunato possessore? In ogni caso, la chitarra è una prova del grande, e antico, amore dei Lobkowicz per la musica.

La cosa non deve certo stupire: oltre ad aver dato i natali a scrittori, drammaturghi e architetti, Praga è anche una città di musicisti, e amanti della musica. Lo stesso Rodolfo era un grande appassionato di musica, e collezionista di strumenti musicali; alla sua corte operarono famosi madrigalisti come Felis, Monte, Zanotti. Pensiamo poi a Bedřich Smetana, che a Praga studiò, visse e morì; ad Antonín Dvořák, il compositore della celebre “Sinfonia del Nuovo Mondo”; a Beethoven, che durante il suo soggiorno a Praga amava sedersi sotto un platano che esiste tutt’ora, e che è il più grande e vecchio di Praga.

Un altro tesoro custodito dal Palazzo è la prima edizione a stampa dell’Eroica di Beethoven, composta per “festeggiare il sovvenire di un grand’uomo” (Napoleone) e dedicata proprio al principe Joseph Franz Maximilian Lobkowitz. Che non solo era un entusiasta musicofilo, e un discreto violinista, ma un generoso mecenate: accolse Beethoven nel suo palazzo viennese, e assistette alla prima esecuzione della sinfonia, nella primavera del 1804, quando il mito di Napoleone era ormai sfumato. E se Joseph Lobkowitz ebbe l’onore di conoscere il genio di Bonn, Johann Georg Christian Lobkowitz (Generalfeldmarschall della Casa d’Austria) fu invece amico e protettore di Gluck, con cui viaggiò per l’Inghilterra nel 1745.

Splendido il violino del 1584 creato da Gasparo Bertolotti di Salò, uno dei più abili liutai della storia. Straordinaria poi la ri-orchestrazione del Messia di Händel per mano di Mozart; per un amante della musica avere tra le mani la partitura dell’oratorio, con le annotazioni del genio salisburghese, è un’emozione incredibile, che fa tornare indietro nel tempo. Rispetto alla versione di Händel, quella di Mozart include più strumenti, e la musica è più strutturata e ricca; al già citato Joseph Lobkowitz piacque così tanto che volle avere la partitura di lavoro usata da Mozart durante la prima esecuzione. Ancora, ecco il manoscritto della parte strumentale della Quarta sinfonia di Beethoven, con le correzioni e annotazioni del musicista tedesco. Essa fu eseguita per la prima volta, nel 1807, proprio nel palazzo viennese della famiglia Lobkowicz.

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