Zgodbe iz Slovenije

Il fronte isontino durante la Grande Guerra: l’inferno della guerra sul Carso

25.06.2022
Fonte: https://www.kobariski-muzej.si/it

di Gorazd Skrt, fondatore di Lovely Trips, fornitore sloveno di soluzioni di viaggio

Come recita un detto menzionato dal generale e filosofo cinese Sun-tzu nel suo L’arte della guerra, uno dei più importanti trattati di strategia militare mai scritti, “conoscere l’altro e se stessi — vittoria senza rischi. Conoscere il terreno e le condizioni atmosferiche — Vittoria su tutti i fronti”.

Forse i comandanti degli eserciti che si scontrarono durante la Grande Guerra sul fronte isontino sapevano a cosa sarebbero andati incontro i soldati; ma è davvero difficile credere che la maggior parte delle truppe ne fosse altrettanto consapevole. Camminando lungo il Sentiero della Pace, nella valle dell’Isonzo, o studiando le centinaia di foto esposte al Museo di Caporetto, è interessante osservare i paesaggi e il terreno anche da una prospettiva diversa da quella del viaggiatore.

Fonte: www.slovenia.info, foto di Jošt Gantar

Naturalmente la guerra fu terribile ovunque, ma il terreno pietroso del Carso rese i combattimenti persino più difficoltosi. Gli italiani originari di quelle zone conoscevano bene la durezza del suolo, gli anfratti scavati dall’acqua nel corso di migliaia di anni, le cosiddette doline, e l’asprezza della pietra calcarea che domina il paesaggio.

Ma per l’immensa maggioranza dei soldati austro-ungarici quello era un territorio assolutamente sconosciuto. Presto tutti loro si resero conto che le lame da campo erano assolutamente inutili per scavare nel durissimo calcare; le trincee, che come sappiamo giocarono un ruolo fondamentale durante la Prima guerra mondiale, dovevano essere scavate con martelli e scalpelli negli intervalli fra un combattimento e l’altro.

Fonte: www.slovenia.info, foto di https://www.kobariski-muzej.si/it

Possiamo solo cercare di immaginare quanto fosse tormentoso ed estenuante un compito simile. Basti pensare che se un soldato riusciva ad aumentare la profondità della trincea di 5 cm in una notte, veniva considerato un grande successo. Scavare questi rifugi, assolutamente fondamentali per avere qualche speranza di nascondersi e salvarsi dagli attacchi nemici, era talmente difficile che spesso le doline erano l’unico riparo dallo sguardo dei nemici e dalle loro armi.

Non solo: quando i proiettili dell’artiglieria colpivano il terreno, i frammenti di calcare che facevano schizzare ovunque, con terribile potenza, moltiplicavano la distruttività dell’attacco e causavano serissimi danni. Basti pensare che inizialmente lo stato maggiore Austro-ungarico aveva ritenuto gli elmetti un plus, anziché un equipaggiamento da fornire a ogni singolo soldato.

Fonte: www.slovenia.info, foto di Jošt Gantar

Tuttavia, dopo aver osservato i terribili danni e la quantità di morti causati dalle schegge di pietra calcarea, si convinsero a cercare di procurarseli. Non fu facile, ma verso la fine del primo anno di scontri riuscirono a radunare un buon numero di elmetti di acciaio. Come se tutto ciò non fosse abbastanza, i soldati sul fronte isontino (tutti, non solo quelli dell’esercito austro-ungarico) patirono la sete.

Esatto, la sete fu una terribile compagna per le truppe dispiegate sul Carso. Nonostante le infiltrazioni d’acqua nel sottosuolo calcareo (o forse proprio a causa di esse) l’acqua spesso scarseggiava e i rifornimenti dalle retrovie non erano certo una cosa semplice. Tra l’altro la priorità veniva sempre data alle consegne di munizioni e di armi piuttosto che a quelle di cibo e acqua potabile.

Fonte: www.slovenia.info, foto di https://www.kobariski-muzej.si/it

Per non parlare poi dei soldati costretti a combattere la guerra di montagna, sulle pendici del Krn, il Monte Nero, e di altre vette che incorniciano la valle dell’Isonzo. In alta montagna procurarsi l’acqua era davvero un’impresa difficilissima, in ogni stagione. Come sanno bene gli appassionati di escursionismo, trovare acqua in alta quota non è assolutamente una cosa da dare per scontata, anzi: partire per un giro in montagna con poca acqua è un errore da principianti.

Oggi camminare tra le vallate, le colline, e le montagne della Valle dell’Isonzo, magari proprio partendo dal Museo di Caporetto, dopo aver visitato la sua interessantissima esposizione sul fronte isontino, significa addentrarsi fra paesaggi meravigliosi, e immergersi in una natura rigogliosa e di una bellezza poetica. Essere consapevoli dell’inferno che quei luoghi meravigliosi diventarono per ogni uomo costretto a combattere lì dalla Grande Guerra, è un modo molto efficace di ricordare sempre quanto la guerra, ogni guerra, sia mostruosa, tremenda e sbagliata.

Il post sopra è pubblicato sul blog di Lovely Trips, denominato LovelyTripsBlog. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Lovely Trips è un fornitore sloveno di soluzioni di viaggio per agenzie di viaggio, TO e altre realtà del mercato italiano, e tali soluzioni includono proposte degli enti e delle aziende citate nel post. L’autore del blog non è responsabile del contenuto dei commenti ai post, né di contenuti terzi.

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